SGP8. Geografia e mobilitazione: esplorazioni sui movimenti collettivi fra spazio fisico e spazio mediatico

 

Quali che siano le sfide dei movimenti collettivi, è opportuno analizzarne la dimensione spaziale. La geografia (sociale), con la sua specifica impostazione, può dare il suo contributo alla comprensione e/o partecipazione a tali movimenti. Gli eventi che essi organizzano si svolgono da qualche parte e va dunque compreso il contesto spazio-temporale. Persino i movimenti nati sui social si materializzano – in certi momenti – in luoghi precisi: il movimento delle sardine, quello dei gilets gialli. Inoltre, ogni aspetto di un movimento contiene una dimensione spaziale: l’organizzazione, il bacino d’influenza, le tipologie di appropriazione collettiva dello spazio – pubblico o privato, aperto o chiuso – (da Occupy Wall Street, all’occupazione di fabbriche, dalla strada ai tetti), l’impiego del corpo in quanto tale (performances di gruppo – cfr. “Non Una Di Meno”). La dimensione spaziale può anche essere influenzata da come i movimenti sono rappresentati nello spazio mediatico e dai processi di delegittimazione, criminalizzazione e relativi opposti. Infatti, tale rappresentazione, condizionando la percezione individuale e collettiva, influenza i comportamenti sul piano spaziale sia dei movimenti, sia di chi non ne ha conoscenza diretta. Infine, i movimenti affrontano oggi le sfide imposte dalle restrizioni della pandemia che li obbligano a trasformarsi. Tale crisi apre dunque nuovi interrogativi sulle pratiche di mobilitazione.

Si attendono casi studio ma anche contributi più incentrati sugli aspetti teorici.

 

NICHOLLS W. (2009), “Place, networks, space: theorising the geographies of social movements”, Transaction of the Institute of British Geographers, vol. 34, n°1, pp. 78-93

RIPOLL F. (2006), “Du rôle de l’espace aux théories de l’acteur. La géographie à l’épreuve des mouvements sociaux”, in R. Séchet, V. Veschambre, Penser et faire la géographie sociale, Rennes, PUR, pp. 193-210

SQUATTING EUROPE KOLLECTIVE (eds) (2013), Squatting in Europe: Radical Spaces, Urban Struggles, Wivenhoe-New York-Port Watson, Minor Compositions

 

Profilo proponenti

 

Isabelle Dumont è P.A. presso “Roma Tre”, ha realizzato la sua formazione presso l’Univ. de Caen dove ha conseguito il Dottorato in Geografia (tesi sui senza tetto, confronto Francia, Italia, UK). Principali interessi: soluzioni per la marginalizzazione urbana e rurale, cooperative di comunità, economia circolare.

 

Email di riferimento

 

idumont@uniroma3.it

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