Nodo 2

Oggetti, merci, beni:l’impronta materiale del movimento nello spazio

Comitato Scientifico composto da: Mauro Varotto (coord.), Giacomo Cavuta, Margherita Cisani, Federica Epifani, Francesca Governa, Chiara Rabbiosi

Oggetti, merci e beni non sono solo commodities al centro delle ricerche di geografia economica: la loro produzione e il loro movimento innervano e costruiscono gli spazi, condizionandoli dal punto di vista sociale, culturale, politico. Il nodo invita a riflettere sul ruolo complesso e profondo che le “cose” assumono, nella loro natura di beni mobili, nel plasmare e trasformare assetti regionali, aree urbane, paesaggi, identità. Tali riflessioni potranno riguardare in primis le infrastrutture e i vettori che condizionano l’assetto spaziale (dagli aerei alle navi da crociera, dalla mobilità individuale alle linee del trasporto pubblico urbano…), ma anche le modalità attraverso le quali singoli oggetti o beni “muovono” ovvero trasformano, scompongono e ricompongono le tradizionali categorie dello spazio urbano e rurale, i luoghi della produzione e del consumo, gli ambienti naturali, terrestri e marini. Analizzare oggetti, merci e beni nella loro mobilità significa anche esplorare nuovi metodi e approcci con cui tracciarne e interpretarne il movimento (mobile methodologies), la loro agency e i loro cangianti significati. Dalla sfera economica a quella geopolitica, dalla dimensione ecologica a quella sociale, le dinamiche spaziali sono date oggi dalla compresenza di mobilità visibili e invisibili, dimensione materica e digitale di flussi e spostamenti, impalpabili mondi virtuali (gamification, tour virtuali, realtà aumentata) e concretissime ricadute negli spazi di vita. Oggetti, merci e beni si muovono su diverse scale e a diversi ritmi e velocità, sulla base dei quali originano nuove economie e stili di vita. Queste diverse velocità e scalarità trovano espressione esplicita nel campo del cibo (fast and slow food, cibo a km zero, cibo globale, etnico, di strada…), ma sono evidenti anche nel riarticolarsi delle catene del valore a scala globale di una molteplicità di beni e prodotti di uso quotidiano (dalle batterie che alimentano i nostri smartphone e computer ai vestiti che usiamo). Ciò impone di considerare pure il nesso tra ciò che si muove e ciò che sta fermo, la dimensione mobile di elementi apparentemente immobili (come ad esempio il patrimonio), tutto ciò che con il suo movimento determina geografie dell’immobilità (si pensi al ruolo di dazi o barriere). Infine, l’educazione ad una mobilità sostenibile suggerisce questioni di governance, norme e comportamenti capaci di gestire il movimento e prevederne esiti, minacce, opportunità.