EAP5. “Un’onda che si infrange non può spiegare tutto il mare”. Verso il cambiamento dell’atteggiamento nei confronti del mare: Ocean Literacy e Ocean Citizenship

 

“Un’onda che si infrange non può spiegare tutto il mare” (Vladimir Nabokov). Dall’incessante movimento delle onde, questa sessione intende entrare negli stretti rapporti tra la storia umana e il mare, indagando linee di pensiero diverse e come queste siano mutate nel tempo, dall’idea di sfruttamento delle risorse oceaniche alla prospettiva ambientale. Gli oceani sono spazi sociali, spazi di comunicazione e spazi culturali, e svolgono un ruolo importante nel modo in cui noi umani ci intendiamo come comunità e come individui. Ocean Literacy significa conoscere il mare, significa comprendere l’influenza che l’oceano ha sugli esseri umani e al contempo l’influenza che gli esseri umani hanno sull’oceano. La riflessione ha portato all’idea che per la salvaguardia del mare sia necessaria la ricerca scientifica ma anche stimolare il senso di responsabilità dei cittadini nei confronti dell’ambiente marino e quindi la promozione dell’Ocean Citizenship, per rendere ogni essere umano un cittadino del mare al fine di salvaguardare questo spazio e di conseguenza l’intero pianeta. La presa di coscienza dell’importanza che riveste l’appropriazione affettiva e cognitiva del mare ha indotto l’Organizzazione delle Nazioni Unite a varare un nuovo programma di tutela e valorizzazione degli oceani: la Decade of Ocean Science for Sustenaible Development, un piano di durata decennale (2021-2030) per lo studio e la tutela degli oceani e per promuoverne la sostenibilità.

Sulla base di queste premesse, si desidera promuovere una sessione che indaghi il movimento verso un nuovo atteggiamento conoscitivo e percettivo nei confronti del mare nel suo moto inarrestabile, convinti che la geografia, in quanto scienza dedita allo studio del rapporto tra gli esseri umani e lo spazio, non possa ignorare il cambiamento di atteggiamento nei confronti di questo spazio. L’intento è quello di accogliere contributi, sia teorici, sia riguardanti casi di studio, che indaghino i cambiamenti di atteggiamento nei confronti degli spazi marini, le azioni volte per la loro conoscenza e per la diffusione di un nuovo atteggiamento nei confronti del mare in sinergia anche con le scienze naturali, giuridiche e dell’educazione.

 

Bouvet Y., Page-Jones K. (dir.) (2020), Discours sur la mer. Résistances des pratiques et des représentations, Rennes, PUR.

Mack J. (2012), Storia del mare, Bologna, Odoya.

Squarcina E. (2015), L’ultimo spazio di libertà. Un approccio umanistico e culturale alla geografia del mare. Milano: Edizioni Angelo Guerini.

Fletcher S., Potts J. (2007), “Ocean Citizenship; an emergent geographical concept”, in Coastal Management, 35(4), 511-524.

 

Profilo proponenti

 

Enrico Squarcina è professore associato presso l’Università di Milano Bicocca, i suoi interessi scientifici vertono sulla didattica della geografia, la geografia culturale del mare, il rapporto tra descrizione letteraria e percezione del mare.

 

Marcella Schmidt di Friedberg è professore ordinario di Geografia, presso il Dipartimento di Scienze Umane per l’Educazione “Riccardo Massa” (Università di Milano-Bicocca). È vicedirettore del Marine Research and High Education Center (MaRHE) di Faaf-Magoodhoo (Rep. delle Maldive) e Chair dal 2016 della Commissione di Storia della Geografia dell’Unione Geografica Internazionale (UGI).

 

Stefano Malatesta è ricercatore in Geografia, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione, Università degli Studi di Milano-Bicocca. Coordina il Gruppo AGeI Isole minori e stati arcipelagici.

 

Email di riferimento

 

enrico.squarcina@unimib.it

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