EAP2. Gaia, il pianeta delle piante e degli animali (umani compresi). Ecosistemi, ambienti vegetali e vita animale nell’Antropocene

 

Come potrebbe il collettivo dei geografi italiani non sentirsi convocato da Gaia? A sentire Bruno Latour, Gaia non è la Terra come siamo abituati a pensarla. Forse un Congresso di geografi potrebbe contribuire allora a sciogliere l’enigma contenuto nella sibillina frase: “There is only one Gaia, but Gaia is not One”. Secondo Latour, non abbiamo a che fare con un superorganismo che tutto contiene e comprende. Gaia è piuttosto la risultante mobile, fluida, complessa e imprevedibile di una molteplicità di agenti e l’approccio geostorico appare idoneo al fine di non proporne una versione riduttiva. In ogni ecosistema si delinea, infatti, una complessa interazione tra forme di vita vegetale e animale (compresi gli umani).

Tra gli agenti che compongono Gaia, una posizione di assoluta preminenza hanno le piante e gli animali. L’ambiente stesso della vita è stato creato dalle piante e questa potenza generativa è all’opera in ogni momento e in ogni dove. Essa costituisce la nostra unica garanzia di sopravvivenza. Come ha mostrato Stefano Mancuso ne La nazione delle piante la nostra speranza di vita è legata alla decisa determinazione umana di smettere di avvelenare l’ambiente con le emissioni dei nostri veleni. Ma questo sforzo da solo sarebbe destinato all’insuccesso se non fosse sostenuto da una nuova alleanza con quel mondo vegetale di cui noi animali e animali umani siamo figli: bisogna arrestare il processo di deforestazione ancora in atto in ogni parte del mondo e piantare alberi e altre essenze vegetali ovunque, anche e soprattutto nelle città e metropoli, che ospitano ormai la stragrande maggioranza della popolazione umana mondiale. Ciò darebbe un senso più compiuto alla parola Antropocene. I geografi possono dare un contributo decisivo in tal senso se con metodi e strategie di ricerca appropriati sapranno riservare maggiore attenzione alle animal’s geographies, cioè, alle soggettività animali e al loro vivere associato alle piante e altri animali, ricostruendo le articolate geografie che organismi vegetali e animali producono e alle complesse relazioni che queste instaurano con gli esseri umani.

 

Baliani, M., Pietta, A., Bonati, S., Il cambiamento climatico in prospettiva geografica, con prefazione di Giuseppe Dematteis, Il Mulino, Bologna, 2019.

Colombino, A., “Verso una geografia meno antropocentrica. Animal geographies: temi e metodi di ricerca” in Atti del XXXII Congr. Geogr. It., Roma 2019, pp. 2813-2816.

Guarrasi, V., “Pandemia, migrazioni e riscaldamento globale” in Dialoghi Mediterranei, rivista on line, 1 novembre 2020.

Latour, B., La sfida di Gaia. Il nuovo regime climatico, Meltemi, Milano, 2020.

Mancuso, S., L’incredibile viaggio delle piante, Laterza, Roma-Bari, 2018.

Mancuso, S., La nazione delle piante, Laterza, Roma-Bari, 2019.

 

Profilo proponenti

 

Vincenzo Guarrasi è stato professore ordinario di Geografia presso il Dipartimento Culture e società dell’Università di Palermo. È stato Preside della Facoltà di Lettere e vicepresidente dell’Associazione dei Geografi Italiana. I suoi principali campi di ricerca sono stati: la condizione marginale; le migrazioni internazionali; le città cosmopolite. Ha pubblicato numerosi saggi e monografie su vari temi connessi alle dimensioni della geografia urbana e culturale. Attualmente è professore emerito di geografia presso l’Università degli Studi di Palermo.

 

Email di riferimento

 

vguarrasi@tiscali.it

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